L’AUTORE

Pierre de La Rue nacque probabilmente a Tournai, nel Belgio odierno, dove ricevette l’istruzione musicale nella locale Cattedrale. Nel 1489 era retribuito dalla Confraternita di Nostra Signora a ‘s-Hertogenbosch. Nel 1492 divenne membro effettivo della Confraternita, ma soprattutto entrò nella “Grande chapelle” al servizio della Corte borgognona degli Asburgo. La Grande chapelle, che era passata agli Asburgo con la fine del Ducato di Borgogna, aveva una storia importante. Era stato il centro di attività dei compositori della scuola di Borgogna e vi avevano lavorato musicisti del calibro di Dufay e Antoine Busnois; non mancavano manoscritti della musica di Johannes Ockeghem ed erano ancora probabilmente eseguiti i lavori dei compositori legati al Ducato di Borgogna, come Hayne van Ghizeghem e Robert Morton. Qualità e organizzazione erano paragonabili a quella della Cappella papale romana; all’inizio del XVI secolo lavorarono alla Chapelle anche compositori come Marbrianus de Orto e Alexander Agricola. Pierre de La Rue rimase alla “Chapelle” per il resto della sua vita, con una parentesi di due anni in Spagna, al servizio di Giovanna di Castiglia dal 1506. Alla Chapelle, al seguito della quale fece vari viaggi in Europa, ebbe occasione di incontrare Josquin Desprez e Isaac. Si ritirò due anni prima della morte.

 

IL BRANO

O salutaris Hostia è un celebre inno liturgico ed eucaristico cattolico, composto da San Tommaso d’Aquino per l’Ufficio, più precisamente per le Lodi Mattutine della festa del Corpus Domini. L’inno è ricavato dalle ultime due strofe dell’inno “Verbum supernum prodiens”, scritto dallo stesso santo per il medesimo ufficio di questa festa. Queste ultime due strofe vengono spesso usate per la benedizione eucaristica e, anche se quest’uso ha vasta diffusione, non è prescritto dalle rubriche. Un altro utilizzo è in forma di mottetto alla Messa solenne, cantato subito dopo l’Offertorio.
Notizie testimoniano che, non di rado, i centri tardo-medievali permettessero ai loro musicisti una certa libertà nella scelta musicale, purché appropriata liturgicamente, per eseguire semplici composizioni corali con testo devozionale nel momento più santo dell’elevazione dell’Ostia. Pierre de la Rue sembra aver scritto il suo semplice ma elegante mottetto “O salutaris Hostia” creando un testo libero in onore del Santissimo Sacramento, per tale uso sostitutivo, nella “Grande chapelle” dei suoi patroni della Borgogna. Tre fonti manoscritte di Asburgo-Borgogna mettono questo mottetto al posto del primo testo “Osanna” nel Sanctus della sua Missa De Sancta Anna. Compare anche nella Messa a 3 voci in do minore “Aux Orphéonistes” di Charles Gounod e nella Petite messe solennelle di Gioacchino Rossini, ma in entrambi i casi dopo il Benedictus.

 


IL TESTO

O salutaris hostia
quae caeli pandis ostium,
bella premunt hostilia:
da robur, fer auxilium.
Uni trinoque Domino
sit sempiterna gloria,
qui vitam sine termino
nobis donet in patria.

O vittima salvatrice
che spalanchi la porta del cielo
guerre ostili premono,
da’ forza, porta aiuto!
Al Dio uno e trino
sia una gloria eterna,
affinché egli doni a noi
una vita senza fine nella patria.

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